Dalla Lessinia al Nilo

Domenica, calato il sipario sui film della 39esima edizione del FESTIVAL DI CINEMA AFRICANO in città, al Cinema Teatro Santa Teresa, la sala riapre su una narrazione teatrale scritta e diretta da Marco Zanchi, che ripercorre la straordinaria vicenda umana di un grande viaggiatore, esploratore, sacerdote, missionario, antropologo e geografo nato a Cerro Veronese duecento anni fa, don Angelo Vinco. Un reading per due voci narranti con gli attori Walter Peraro e Simonetta Giacon, immagini in slide movie e frasi sonore per scoprire chi era Vinco.   L’appuntamento con il reading DALLA LESSINIA AL NILO. L’ALTRO DIARIO DI DON ANGELO VINCO è per le ore 21.00. Siamo nella primavera 1852. Don Angelo Vinco è alla vigilia del suo terzo e ultimo viaggio verso le sorgenti del Nilo Bianco a sud est di Bellenia, in Africa centrale. In questo racconto, troviamo “il missionario esploratore che risalì il Nilo per tre volte” chino sul suo diario di viaggio.

Annota, trascrive. Ripensa all’infanzia in Lessinia, la sua prima formazione intellettuale, l’ardore della scoperta, le intuizioni, le lotte. E poi gli incontri con gli indigeni tra commozione e timore. I viaggi e l’amore profondo per l’uomo, chiunque esso sia. Le sue lettere, le sue appassionate relazioni. Sguardi al passato, progetti in divenire. Un Angelo Vinco oltre le biografie a noi note, tra le righe dei suoi scritti, nello spazio bianco di una memoria al futuro. Tra storia e brandelli di immaginazione.

La mattina della domenica è dedicata alla black mamba! Una bicicletta a cambio fisso che in Africa tutti sanno cos’è. Con un breve tour di un’ora, pedalando dalla sede degli Amici della Bicicletta Verona, in piazza Santo Spirito 13, fino ad arrivare al Museo africano, le/i partecipanti andranno alla scoperta non solo della black mamba, ma anche di chi la fa rivivere attraverso le sue opere. Cyrus Kabiru, la cui mostra è ospite al Museo africano con le sue opere dedicate agli occhiali, MACHO NNE, ma negli ultimi anni l’artista keniano si è cimentato nella creazione di installazioni scultoree più grandi, come la sua serie ispirata alla bicicletta Black Mamba, un termine colloquiale utilizzato per le biciclette a cambio fisso che hanno raggiunto uno status iconico in Kenya come mezzo di trasporto economico e popolare, soppiantate in tutto il continente africano da scooter e moto a basso costo.

In memoria di queste amate biciclette, Kabiru ricostruisce i telai e le parti scartate e obsolete, trasformandole in assemblaggi scultorei unici che celebrano la forma e la (non) funzione della bicicletta, su questo lavoro ci sarà la visione del cortometraggio di Kabiru, The end of the black mamba, sempre all’interno del Museo.

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