Vincitori 2019

Le sei Giurie coinvolte in questa 39esima edizione del Festival hanno decretato i film vincitori delle varie categorie e Premi in concorso. IL PREMIO GIURIA INTERNAZIONALE formata dalla giornalista Miela Fagiolo, la studiosa di cinema Amina Lamghari e il compositore belga Christian Leroy, ha scelto per le due sezioni in concorso con, rispettivamente, dieci cortometraggi e 10 lungometraggi:

  • Per il Premio AFRICA SHORT vince il cortometraggio BROTHERHOOD di Meryam Joobeur

Per il suo messaggio universale contro i rischi del fondamentalismo islamico che ha coinvolto molti giovani in una sanguinosa guerra, “Brotherwood” è un’opera che rivendica l’importanza della famiglia e denuncia il dramma di tante vite umane sacrificate.

  • con menzione speciale al film LE PASTÈQUES DU CHEIKH di Kaouther Ben Hania. Per l’originale, ironica narrazione dei rischi di derive fondamentaliste “Les pasteques du cheikh” è una originale e intensa denuncia dell’uso strumentale della fede religiosa.
  • Per il Premio PANORAMAFRICA vince il lungometraggio LE VIE DE CHÂTEAU di Modi Barry e Cédric Ido. Con la seguente motivazione:

A un affresco sociologico di una società multietnica nel cuore di Parigi, in un quartiere in cui la convivenza ha stabilito legami positivi tra culture diverse. La vie de Chateau ci offre l’immagine di una società nuova, aperta, che si è costruita spontaneamente nel tempo, sul rispetto delle persone e delle regole comuni

  • con menzione speciale al film YOMEDDINE di A.B. Shawky

Per la straordinaria umanità della storia di Beshay, “Yomeddine” è il viaggio di un lebbroso verso il “Giorno del Giudizio” in cui ogni deformità, sconfitta e dolore saranno sanati dalla verità dell’incontro con Dio.

Le altre giurie:

  • La Giuria SPAZIO SCUOLE composta da un gruppo di studentesse e studenti del Liceo Artistico “Nani-Boccioni” di Verona, ha scelto come miglior film della 39esima edizione il lungometraggio egiziano YOMEDDINEdel regista Abu Bakr Shawky. Con la seguente motivazione:

Il regista ha saputo trattare con rara sensibilità argomenti complessi. I protagonisti, attraverso un viaggio fisico e spirituale alla ricerca delle proprie origini, affrontando con coraggio il cambiamento e il giudizio altrui lungo la strada, giungono all’accettazione di sé stessi e alla creazione di un legame basato sull’affetto e non su vincoli di sangue. Beshay, un lebbroso, e Obama, un piccolo orfano, divengono quindi il simbolo di ogni forma di discriminazione attribuendo alla storia una valenza universale. La vicenda narrata è valorizzata da una splendida fotografia e da una toccante recitazione.

  • La Giuria di studenti e studentesse dell’Università di Verona, che ha visionato tutti i cortometraggi della sezione AFRICA SHORT, ha scelto TANGENTE di Rida Belghiat e Julie Jouve. Con la seguente motivazione:

I registi, basandosi su un fatto reale, sono brillantemente riusciti a sviluppare il tema universale della dignità della donna e della persona in situazioni di vulnerabilità, quali la violenza e il carcere: la maratona è infatti occasione reale e simbolica di riconquistare una libertà fisica e psicologica, un percorso di rigenerazione di sé e nella relazione con l’altro, una sorta di redenzione in un esercizio di volontà e di determinazione nell’affrontare la propria biografia e gli scheletri del passato, tra i momenti di buio e di luce del percorso.

La bellezza del contesto, la colonna sonora e la ricercatezza tecnica riempiono di significato il silenzio assordante del respiro della protagonista. L’efficacia complessiva dell’opera cattura ogni spettatore nel sentirsi “survécu”, sopravvissuto, come si legge sulla maglietta gialla alla fine del film.

Ha poi attribuito una menzione speciale al corto egiziano EYEBROWS. Con la seguente motivazione: Scaturito da un pretesto apparentemente superficiale come può essere un post su Facebook, il cortometraggio dipana una provocatoria e puntuale riflessione sul mondo femminile nella cultura islamica. Aver situato l’opera in un centro commerciale, luogo globale, induce a concentrarsi sulla parola: è infatti il dialogo tra le due donne che svela il continuo gioco tra valori plurimi, la tensione emotiva rispetto alle possibilità di scelta. Il finale sospeso conduce a pensare alle convinzioni che ognuno di noi, anche di là della situazione della protagonista, ha nei propri contesti di vita.

  • Premio “Cinema al di là del muro” della Giuria dei detenuti della Casa Circondariale di Montorio di Verona va al film HAKKUNDE.
  • PREMIO DEL PUBBLICO in sala per la categoria dei cortometraggi in concorso per AFRICA SHORT va a TANGENTE, mentre per i lungometraggi di PANORAMAFRICA va al tunisino FATWA.
  • Il PREMIO “NEW GENERATION” che coinvolge tutto il pubblico degli studenti e studentesse delle scuole di ogni ordine e grado di Verona val film keniano SUPA MODO.

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