Regista produttore mauritano diviso artisticamente fra il Mali e la Francia, si è imposto nel panorama cinematografico assieme a Ousmane Sembene, Souleymane Cissé, Idrissa Ouedraogo e Djibril Diop Mambéty. Si tratta di uno dei filmmakers africani più internazionalmente influenti.

Abderrahmane_SissakoStudi e cortometraggi
Nato a Kiffa, in Mauritania, il 13 ottobre 1961, Sissako emigra con tutta la sua famiglia in Mali, la patria di suo padre dove completa la sua istruzione. Ritornerà in Mauritania, terra di sua madre, solo nel 1980, per poi lasciarla alla volta di Mosca, dove studierà cinema alla VGIK, dal 1983 al 1989. Ultimati anche questi studi, si trasferirà in Francia all’inizio degli Anni Novanta, dove comincerà a dirigere dei cortometraggi come: Le jeu (1989), girato fra il deserto mauritano e il Turkmenistan; October (1993), realizzato nei quartieri di Mosca e vincitore della rassegna Un Certain Regard a Cannes; Le chameau et les bâtons flottants (1995), che è un adattamento delle fiabe di Jean de La Fontaine; e Sabriya (1996), sulla Tunisia.

La vie sur Terre
Nel 1997 realizza invece il documentario Rostov-Luanda, incentrato sulla ricerca di un suo amico che aveva partecipato alla guerra d’indipendenza angolese e che aveva conosciuto a Mosca sedici anni prima, ma è l’anno seguente, con La vie sur Terre, realizzato a Sokolo, il villaggio di suo padre in Mali che ottiene un premio al Taormina International Film Festival. La pellicola era stata commissionata per il 2000 Seen By…, una serie di opere audiovisive firmate da registi come Tsai Ming-liang e Laurent Cantet per descrivere gli ultimi giorni della fine del millennio.

Aspettando la felicità
Nel 2002 dirige invece Aspettando la felicità, ispirata al suo esilio in terra straniera e al suo ritorno a casa in Mauritania nel 1980. La pellicola viene presentata a Cannes, dove ancora una volta ottiene numerosi riconoscimenti. Fra i più importanti, il Premio della Cultura Francese al miglior cineasta straniero dell’anno e il premio FIPRESCI. Squisitamente poetico nella descrizione, fortemente emotivo e, per certi versi, anche umoristico, il film descrive la condizione dell’africano emigrato attraverso i suoi silenzi, con un ritmo totalmente privo di sviluppo narrativo e, quindi, molto lento.

Bamako e 8
Nel 2006 e nel 2008, aggiunge alla sua filmografia altri due importanti titoli: Bamako, che tratteggia la vita di ogni giorno nella capitale del Mali, e il collettivo 8, realizzato con autori come Jane Campion e Wim Wenders, e ispirato agli otto obiettivi fissati nel settembre 2000 dalle Nazioni Unite per migliorare la vita della popolazione mondiale.

Timbuktu
Ma il suo capolavoro rimane Timbuktu (2014), candidato all’Oscar come miglior film straniero e già vincitore del Premio della Giuria Ecumenica a Cannes, e che racconta la vita e la dignitosa resistenza di uomini e donne che cercano di far combaciare le loro tradizioni culturali con l’integrazione del mondo moderno.